Oltre a limitare le varietà delle tecniche per raccogliere il cibo, la mancanza dei denti riduce al minimo la capacità di sminuzzarlo prima di ingerirlo. Masticare e sgranocchiare va oltre le loro capacità. A tale scopo gli uccelli presentano uno stomaco ghaindolare (proventriglio) che ha funzione simile all'ingluvie o gozzo ovvero produce enzimi come il pepsinogeno e l'HCl che avviano la digestione e uno stomaco muscolare (ventriglio) che sopperisce alla mancanza di una struttura masticatoria e si protegge dai succhi digestivi e dalle abrasioni tramite la coilina o strato cheratinoide, film proteico giallo strettamente adeso alla mucosa. I muscoli si contraggono ritmicamente comprimendo le pareti e sfregandole l'una contro l'altra.
Il guscio duro non è il solo strumento difensivo delle piante. Alcune lo riempiono di veleno. Per esempio i semi di una liana del Sud America contengono stricnina. Alcuni semi delle Amazzoni, pur non essendo letali, hanno un sapore molto sgradevole per gli uccelli. I pappagalli sono in grado di trattare i semi più difficili. Spezzano con il loro potente becco le noci e ingeriscono il contenuto anche se vi è il rischio di indigestione. Dopo gli uccelli si recano in corrispondenza di corsi d'acqua fiancheggiati da pareti argillose: ingeriscono l'argilla che assorbe le tossine contenute nei semi.
Oltre ai semi gli uccelli mangiano altre parti delle piante, linfa, foglie, nettare e frutti. I tessuti vegetali vengono ingeriti non solo dagli uccelli ma anche da molti altri animali. Non vi è pianta senza insetti che mangino le sue foglie, succhino la sua linfa, mastichino il suo legno. Questi insetti diventano cibo per gli uccelli.

i lorichetti australiani hanno una lingua coperta da filamenti carnosi adatta a raccogliere il nettare.

i colibrì sono i consumetori di nettare più numerosi. per adattarsi alla conformazione delle piante del Sudamerica riescono a librarsi in aria proprio davanti al fiore e vi inseriscono il becco a fondo il becco con precisione. si crea un'associazione tra colibrì: gli uccelli hanno, per esempio, un becco incurvato per meglio adattarsi alla forma del fiore e allo stesso tempo contribuiscono all'impollinazione del fiore stesso (caso limite è rappresentato dal colibrì becco a spada che presenta un becco lungo addirittura 7 cm, l'unico in grado di prelevare il nettare dalla Datura).

